TikTok, l’imitazione si veste social (di Glenda Orlandi)

Sulla mia bacheca di Facebook appaiono sempre più spesso rimandi a questo social network nato nel 2016, TikTok, utilizzato soprattutto dai teenagers. Curiosa di capire come funziona, decido di imitare la Dott.ssa Alessia Furno (https://www.onlifeblog.net/post/dal-punto-di-vista-dei-ragazzi-di-alessia-furno) e chiedere il punto di vista di alcune ragazze per farmene un’idea.

Dai loro racconti apprendo che TikTok è un social che mostra video brevissimi in cui altri cantano, ballano, recitano, e tu interagisci imitandoli. Esempio: un tiktoker (influencer famoso di tiktok) lancia un trend o una challenge (video virali) in cui balla e canta su un pezzo famoso. Tu puoi decidere di creare un video in cui riproduci i suoi passi sullo stesso pezzo e/o canti in lip sync (tipo playback). Mi spiegano che inizialmente era prevista solo questa modalità di utilizzo, e che oggi invece viene usato anche per monologhi teatrali o cinematografici, video divertenti, messaggi impegnati di tolleranza, pace, benessere, denuncia, stile spot pubblicitari.

La cosa che mi sorprende di più, di queste interviste, è che quasi tutte sembrano vergognarsi di usare questa “app” (non la definiscono mai social), perché ritenuta soprattutto un passatempo da quarantena, secondo alcune addirittura “diseducativa”, perché “senza scopo”, “piena di gente senza talento”; altre ancora hanno scelto di non usarla perché “le amiche postano video continuamente, ma a una festa in carne e ossa non hanno il coraggio di ballare”. Ne fanno un uso principalmente passivo, evitano di caricare video sul proprio profilo, anche se magari ne salvano una bozza. Per le teenagers più grandi, è una app da piccoli, perché “ogni generazione ha il suo social” – e per quelle più vicino ai venti, Instagram regna-. Ci sono anche mamme e papà che decidono di usare TikTok insieme ai figli piccoli, per tirare fuori anche il lato più divertente e leggero della propria personalità, che spesso si fatica a mostrare in pubblico. In generale però mi sorprende questa valutazione negativa su uno dei social più utilizzato dagli adolescenti: la dice lunga rispetto ai pregiudizi che abbiamo sulle nuove generazioni, che spesso riteniamo acritiche e passive.

In realtà, a dispetto dei giudizi dei suoi stessi utenti, TikTok è l’apoteosi social di uno degli strumenti di apprendimento più potenti: l’imitazione. Probabilmente l’imitazione è un processo talmente basilare che non viene reputato educativo. Eppure negli ultimi decenni i neuroni specchio sono stati oggetto di numerosi approfondimenti anche in questo settore. Il rispecchiamento infatti favorisce l’empatia, sia nella sua componente cognitiva, che emotiva. Non è un caso che i teenagers nella fascia 14-16 anni utilizzino Tik Tok come strumento privilegiato per parlare apertamente di qualsiasi cosa, dalla propria sessualità ai problemi in famiglia.

Tik Tok è l’ennesimo esempio di come app e social che noi adulti tendiamo a demonizzare possono in realtà trasformarsi in strumenti psicosocioeducativi potenti: bisognerebbe iniziare a sperimentare il loro possibile utilizzo nel lavoro terapeutico con le nuove generazioni.


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