La Mascherina... (di Francesco Bocci)

Oggi sono usicto, come molti altri, per ritornare in studio.

Non c'erano più strade deserte ma un certo movimento di macchine ed auto.

Voltandomi, oltre il finestrino della mia Skoda, vedo passanti e ciclisti con la mascherina al volto, per lo più chirurgica.


Da Psicoterapeuta non posso che portare la mia attenzione alle emozioni che sto provando in quel dato momento.


Scopro in me una sensazione nuova.

Come erano surreali le strade vuote di dieci giorni fa, oggi lo sono ancora di più quei volti. Non mi era mai successo di provare una sensazione così forte e strana insieme.


Fuori da quel finestrino appariva a me come un quadro di Chagall dei nostri tempi. Un paesaggio mascherato. Di uomini e donne con la mascherina.

Un paesaggio che fino a tre mesi fa sarebbe stato non solo assurdo ma inimmaginabile.


Richiamo di Oriente. Ma anche segno simbolico di rispetto, ordine, prevenzione, autocontrollo, modestia, quasi eleganza.


Cose mai viste di prima mattina mentre si va in studio o al lavoro.


Le mascherine creano standardizzazione, non fanno differenze, ci avvicinano ai medici in prima linea nei reparti, ci rivestono di un ruolo nuovo.


L'intercambiabilità della mascherina esclude di affezionarci ad essa, con il rischio di farne un distintivo che discrimina.


Fuori dal finestrino la gente come se recitasse una parte diversa dal solito.

Si è goffi, anche se i movimenti non vengono intralciati.

Gli occhi affiorano ma lenti, riflettono ma opachi.


Due fidanzati, probabilmente ricongiunti, si danno la mano per strada, guardandosi negli occhi, nel silenzio delle mascherine.


Non siamo realmente dissociati anche se lo sembriamo. Perché siamo coperti e scoperti insieme. Siamo tutti uguali e diversi allo stesso tempo. Una parte di noi è nascosta, incognita, come il futuro, l'altra è scoperta, visibile, attenta, come il presente.


Guardare i volti semicoperti è come un viaggio nel viaggio. Una grande recita semiseria.


Siamo più "limitati" di prima, almeno fino a quando non arriverà un vaccino.


Ci vestiamo, giochiamo, ci mascheriamo, per poi, lentamente, spogliarci.


E poi non mi dite che tutto è come prima.


Dovremo metterci più attenzione.

Attenzione alle cose.

Agli altri.

Alle nostre mascherine.


Il resto passa in secondo piano.

Adesso.

Almeno fino a quando non arriverà un vaccino.


di Francesco Bocci




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