La fluidità delle serie tv teen (di Glenda Orlandi)

Durante la quarantena ho fatto il pieno di serie tv teen, un po’ perché ogni tanto è bello fare un revival delle emozioni che abbiamo provato in adolescenza, un po’ per farmi un’idea su cosa cercano gli adolescenti di oggi da un telefilm. Ho scoperto che sembrano passati anni luce dai vari “Dawson’s Creek”, “The O.C.”, “Una mamma per amica”. Innanzitutto, i ragazzi hanno molta più scelta: non esiste più una serie di tendenza che monopolizza l’attenzione di tutti davanti allo schermo televisivo, ma diverse proposte fruibili su diverse piattaforme. Pertanto lo spettatore di oggi ha la possibilità di costruirsi il suo “pacchetto personalizzato” di serialità, ha un ruolo molto più attivo, può scegliere da quali serie tv farsi influenzare. Tale varietà ha consentito ai telefilm di diventare meno stereotipati e più spregiudicati, più verosimili. In particolare rispetto alla sessualità. Serie tv come “Euphoria”, “Shadowhunters”, o le nostrane “Skam Italia” e “Baby” mostrano adolescenti che non hanno un chiaro orientamento sessuale, ma cercano esperienze diverse; temi come l’omosessualità e la bisessualità fanno da sfondo a tutte le puntate, viene dato come per scontato che siano “cose normali”, assodate, in una società che invece è ancora molto discriminatoria e giudicante, come accadeva in “Dawson’s Creek” ad esempio, in cui il personaggio di Jack riusciva a nominare la propria omosessualità solo dopo un’intera stagione (e una volta le stagioni di una serie duravano 22 puntate circa, non 10 come oggi). In buona sostanza queste serie, al di là degli ovvi motivi di marketing (ciò che è giudicato “trasgressivo” fa sempre audience), hanno il coraggio di mostrare una sessualità non più univoca, chiara e definita, ma fluida: riproducono la ricerca e l’esplorazione della sessualità dell’adolescente, danno voce e quindi legittimano le esperienze, i dubbi, le riflessioni di un’età delicatissima, in cui la persona è alla ricerca di risposte sulla propria identità, compresa quella sessuale. Non solo: la visione di queste serie sarebbe utile anche per i genitori, che spesso non sono in grado di dare l’adeguato supporto emotivo ai propri figli rispetto a temi purtroppo ancora considerati tabù. Ovviamente, la complessità comporta dei rischi considerevoli: a maggior ragione, i ragazzi necessitano di essere guidati nell’esplorazione del proprio sé, magari proprio attraverso gli strumenti che essi stessi usano per cercare risposte.

Ma la sessualità non è l’uni

ca tematica importante che questi telefilm esplorano: “Skam Italia” stagione 4, ad esempio, affronta il tema della diversità culturale – in particolare, le difficoltà che un’adolescente musulmana deve affrontare all’interno di un contesto romano – in modo tutt’altro che banale. Sarebbe davvero ora di utilizzare le serie come strumenti educativi, per sollevare domande, dubbi, e accettare finalmente la complessità del nostro essere umani, insieme agli adulti del futuro.

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