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L'amore ai tempi del Covid-19 (di Alessia Furno)

Questo articolo nasce da una riflessione fatta in queste settimane di quarantena sul tema dell'amore, prendendo spunto, nel titolo, dal grande romanzo di Gabriel Garcia Marquez “L'amore ai tempi del colera”, una storia di fede incrollabile nell’Amore, un inno alla vita, alla fiducia, al bisogno di credere che quello che aspettiamo da qualche parte ci sia. Una parte della riflessione nasce dalla lettura di una lettera pubblicata sul quotidiano “La Stampa” di domenica 22 Marzo in cui una ragazza italiana che si sarebbe dovuta sposare con il suo fidanzato americano questo mese, tornata a casa per organizzare il matrimonio, si è ritrovata, improvvisamente nell'impossibilità di tornare in quella che ora è la sua casa, gli USA, e con un futuro marito ad un oceano di distanza. L'altra parte della riflessione, invece, nasce da un tema ricorrente delle sedute di psicoterapia con i pazienti alcuni dei quali, né conviventi né sposati, si sono ritrovati improvvisamente a perdere la propria quotidianità con il loro partner e a non poter vedere fidanzati/e da due, tre settimane, altri, invece, che si sono ritrovati a vivere costantemente a contatto con il proprio marito/moglie o convivente senza gli spazi individuali, fino a quel momento esistenti e altri, infine, che stanno utilizzando questo periodo per conoscere virtualmente possibili partner futuri.

Rispetto ai fidanzati/e, alcuni di loro hanno già importanti distanze tra di loro, altri pochi km, ma sono tutti accomunati dal fatto che hanno dovuto creare nuove modalità di stare insieme. Ed ecco che telefonate, messaggi e video-chiamate cercano di andare a coprire quella distanza fisica che, per il bene comune, dobbiamo mantenere. Il contenuto ricorrente delle telefonate tra i due fidanzati è il tema della mancanza, accentuato dalla perdita del contatto fisico. Altro vissuto ricorrente di queste telefonate è l'essere vissuti improvvisamente come estranei soprattutto dalle famiglie dei fidanzati/e... tutti diventano possibili untori anche il ragazzo/a che fino all'altra settimana girava liberamente nella propria casa ed era “un secondo, terzo, etc. figlio”. Per non parlare del tema della sessualità. A questo non c'è rimedio...nessuna tecnologia può ovviare completamente ad un rapporto sessuale. Oltre a questi aspetti che possono sicuramente complicare i vissuti emotivi già compromessi dalla faticosa quarantena, ho potuto osservare, invece, coppie che si sono reinventate in questo momento difficile: hanno creato giochi con cui tenersi compagnia il sabato sera, hanno imparato il valore del dono per condividere a distanza i sentimenti con il proprio amato/a, hanno concordato gli orari della spesa settimanale per potersi anche solo vedere, a distanza, per pochi minuti.

Come controaltare a questa realtà ci sono, invece, proprio le coppie conviventi o sposate. Spesso abituate a vivere molte ore lontani l'uno dall'altra, durante la giornata, impegnati in lavori diversi, si ritrovano improvvisamente a condividere tutta la giornata, la casa, i figli, gli spazi, etc. perdendo, invece, quell'intrigante distanza, in cui la messaggistica o le telefonate facevano da attivatore. Anche in questo caso, però, nonostante i i post e video comici ricorrenti sui social che parlano di impennate di divorzi alla fine della pandemia, la soluzione sembrerebbe quella di creare una nuova quotidianità con il proprio marito/moglie, evitando l'eccessiva condivisione di spazi e attività. In fondo, anche il proverbio dice che “il troppo, stroppia”!

Infine, questa quarantena, per alcune persone single, è stata l'occasione per conoscere, attraverso delle chat, altre persone. Questa condizione ha, infatti, incrementato, in ognuno di noi, la paura della solitudine e dell'isolamento sociale e, per questo motivo, le chat sono diventate un luogo di conoscenza con la consapevolezza e la condivisione di “essere tutti sulla stessa barca” e avere, perciò, questa condizione come punto di partenza comune di qualsiasi conversazione.

L'emergenza sanitaria legata al coronavirus ha, quindi creato nuove dinamiche di coppia, accentuato o dissolto problematiche prima esistenti ma, soprattutto, definito nuove modalità di stare insieme.Sarà interessante, tra qualche mese (e, si spera, non tra 51 anni, 9 mesi e 4 giorni) quali saranno i cambiamenti che permarranno, l'uso che si continuerà o meno a fare delle nuove tecnologie come Cyrano de Bergerac e gli esiti di questi nuovi modi di amare, ai tempi del coronavirus.



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