I videogiochi che riducono gli stereotipi

L’industria Hollywoodiana ha saputo generare film iconici per ognuna delle nostre generazioni di appartenenza. Non sempre, però, ci siamo accorti che questi film presentavano delle condizioni stereotipate e stereotipanti di certe minoranze sociali. Tra le varie minoranze soggette a questa forma di stereotipia rientra quella delle persone che soffrono di disturbi mentali.

Una ricerca condotta negli anni ’90 del secolo scorso aveva notato che una delle rappresentazioni errate maggiormente diffuse sui disturbi mentali nei film riguardava il cosiddetto “maniaco omicida”: un personaggio che trova nella follia la motivazione per i suoi crimini violenti contro le persone. Più recentemente è stato scoperto, invece, che questa stessa rappresentazione è altrettanto diffusa nei videogiochi, anche nei più venduti. C’è un’alta probabilità che chi compra un videogioco possa imbattersi in un contenuto che si riferisca, in modo più o meno esplicito, ai disturbi mentali.

Bisogna notare, tuttavia, che sono anche aumentati quei videogame che offrono una rappresentazione molto realistica del disagio psichico, attraverso dei personaggi molto ben delineati. Una raffigurazione siffatta può essere utile per promuovere, nel giocatore, un avvicinamento a certe tematiche, e soprattutto a certe minoranze.

Tra i videogiochi con personaggi che rappresentano realisticamente il disagio mentale rientrano i protagonisti di titoli come Life is Strange, in cui vengono presentati il disturbo borderline di personalità e la depressione. Curioso è il caso di Celeste, gioco indipendente in cui il personaggio principale, Madeline, soffre di depressione e disturbi d’ansia vari: in questo caso, tutti gli ostacoli incontrati lungo il gioco altro non sono che una materializzazione metaforica del suo mondo interno.

Il gioco che, per eccellenza, riesce a offrire al giocatore un’esperienza di immersione in un personaggio con psicopatologia è Hellblade: Senua’s Sacrifice. In questo gioco è presente un personaggio che soffre di psicosi, e la raffigurazione di questa condizione va oltre la sua semplice descrizione: il videogiocatore ha la possibilità di sperimentare gli stati psicotici della protagonista attraverso un gameplay che “buca lo schermo” e arriva direttamente al fruitore. Il gamer guiderà, infatti, il personaggio giocabile attraverso delle allucinazioni visive ed uditive che avviseranno circa eventi temibili che potrebbero accadere a breve: queste previsioni talvolta si avverano, talvolta no, facendo così sperimentare al giocatore una condizione tipica degli stati psicotici in cui si perde fiducia nella propria capacità di giudizio e non si riesce a trovare un ancora per capire cosa sia reale da cosa no.

Se molti videogiochi hanno offerto rappresentazioni stereotipate del disagio psicologico, sono numerosi i titoli che oggigiorno raffigurano fedelmente certe condizioni psichiche, dando anche qualcosa in più rispetto ad altri media: non solo una maggiore immersione nel personaggio, ma anche un gameplay capace di fungere da “cordone ombelicale” tra l’avatar del videogioco e chi lo controlla, un ponte che permette di trasferire maggiori emozioni e sperimentare stati psichici mai provati in precedenza.

Certi videogiochi non alimentano il pregiudizio, ma sono in grado di promuovere maggiore consapevolezza nelle persone.


Di Giuseppe Virgilio




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