DAD – DIDATTICA A DISTANZA… DA CHI? DA COSA? (di Silvia Antonelli)



È una mattina di metà Aprile 2020, più o meno, in una scuola superiore e non solo, di Brescia, o forse da qualche parte in Italia. Il professore entra nell’aula virtuale e dice: “ragazzi oggi non andremo avanti con il programma ma voglio chiedervi una cosa: che ne dite della DAD? Mi direste una cosa positiva e una negativa di questa nuova esperienza?”

I ragazzi all’inizio restano in silenzio, sono un po’spiazzati, ma solo per poco.

Paola prende la parola: <<la cosa positiva è avere più tempo per dedicarsi a sé stessi perché non ci sono i viaggi lunghi in pullman, mentre la negativa è non poter passare le ricreazioni a ridere, parlare di tutto e girare nei corridoi con le mie amiche. Con la DAD ho 5 minuti di pausa… da sola.>> Poi parla Clara: <<allora, penso che la didattica a distanza sia stata utilissima in quanto ha permesso a noi alunni di continuare ad interagire fra di noi e portare avanti i nostri studi nonostante il periodo molto buio e difficile. Ci sono stati sicuramente moltissimi aspetti negativi e penso che nulla potrà mai sostituire le lezioni in presenza. Innanzitutto sono venuti a mancare i rapporti con i coetanei e con i docenti, ma penso che sia stato anche più difficile trovare la giusta concentrazione per studiare. Mentre prima eravamo abituati alla nostra routine e potevamo avere dei momenti di distrazione e di svago durante la giornata scolastica, ci siamo ritrovati ad essere continuamente soli, chiusi nelle nostre camere, senza nemmeno poter scambiare due parole con i compagni subito dopo una lezione. Anche le verifiche, le interrogazioni e le spiegazioni sono state più faticose del solito, spesso interrotte da vari problemi di connessione. Infine, penso che sia stato molto stancante stare sempre davanti ad uno schermo.>> Interviene Luca: “dal punto di vista delle prove d'esame penso che la cosa positiva sia senza dubbio la parte dell'organizzazione, dei tempi eccetera, che, se fatta con criterio, risulta molto più efficace rispetto a quelli in presenza. Di negativo invece, problemi tecnici che possono insorgere a parte, penso che soprattutto negli orali la distanza renda più difficile per lo studente l'esposizione dei contenuti e la comunicazione tra questo e il professore in caso di eventuali chiarimenti/ragionamenti. Per quanto riguarda la didattica sicuramente la cosa positiva è la comodità ed il tempo risparmiato che permettono allo studente di ritagliarsi meglio gli spazi (per studiare, fare altro) nonché le energie ed i costi risparmiati per chi magari abita lontano dalla facoltà. Di negativo sottolineo, almeno nel mio caso, di una progressiva perdita di interesse/motivazione dovuta all'aver snaturato un luogo che è comunque di socialità, di contatti diretti e che necessita di essere vissuto. Questo anche perché la scuola, in particolare l'università, deve preparare a quello che poi sarà il mondo del lavoro dove questi elementi di contatto sono essenziali ed in un certo senso imprescindibili.>> Giovanna si aggiunge subito:<<l’aspetto positivo è che avendo le lezioni registrate, potevo gestire la giornata come preferivo, potevo rimandare se non ero molto motivata oppure fare di più e portarmi avanti. Inoltre era più semplice, sebbene più lungo, prendere appunti, mentre l’aspetto negativo è che mancavano le relazioni e il clima della classe che comunque rendono le lezioni più piacevoli.>>

Poi Laura:<< La cosa positiva secondo me è la possibilità di autogestirsi. Ogni studente ha la possibilità di organizzarsi, e sta nella volontà di ognuno decidere come seguire le lezioni e come svolgere i compiti a casa, poiché non c’è nessuno che controlla quello che fai. Questo permette agli studenti più volenterosi di mostrare le loro capacità, mentre invece è molto faticoso per i più sfaticati che, non avendo nessuno che li controlla, non riescono a seguire le lezioni con attenzione. A parer mio la cosa negativa è proprio questa, ovvero la difficoltà di prestare attenzione anche da dietro uno schermo, senza perdersi via con le mille distrazioni che abbiamo intorno.>>

Il professore se all’inizio non se l’aspettava, poi si ritrova a prendere appunti e ascolta e in fondo si stupisce che non si siano soffermati sulle critiche ai professori o al sistema o su alcune pratiche innovative di alcuni colleghi usate per aumentare il controllo della prestazione scolastica (bendaggio o occhi chiusi durante le interrogazioni ecc. ecc. ).

E così finisce questa storia… per ora.


Guardare “a distanza” dalla classe, come può essere per uno psicologo, fa correre il rischio di vedere anche altro e certo a posteriori è più semplice fare letture e riflessioni. Del resto la storia, che ahimè non è così lontana, rimane viva e ci è molto utile proprio nei suggerimenti a posteriori, appunto, che ci può offrire.

Se torniamo alla nostra storia di prima, credo che la cosa molto interessante potrebbe essere immaginare come saranno andate (o come sarebbero andate) le lezioni successive a quel generico giorno di metà Aprile 2020, in quella ipotetica classe “a minore distanza”, con quell’ipotetico insegnante a sorpresa, in seguito alle parole VERE ascoltate da tutti.

(i pareri degli studenti scritti sopra sono attuali e autentiche riflessioni dei miei fantastici giovani pazienti, che ringrazio).


https://www.corriere.it/NewsletterCorriere/la-lettura/89161ea2-b715-11ea-877f-fd70c3a48db9_laLettura.shtml


http://www.ildomaniditalia.eu/prof-gustavo-pietropolli-charmet-occorre-un-patto-educativo-tra-scuola-famiglia-e-contesti-di-vita-degli-adolescenti/


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