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Body shamig: quando i social rispolverano vecchie problematiche (di Daniela Palmisano)

Il body shaming, la derisione del corpo altrui, è il fenomeno di schernire una persona per il suo aspetto fisico, considerato non aderente ai canoni estetici della cultura in cui la vittima vive, indipendentemente dall'effettiva anomalia o diversità dalla presunta "forma fisica perfetta". Tale fenomeno si lega spesso all’oggettivazione sessuale, dove gli individui vengono considerati come oggetti tesi al soddisfacimento sessuale, privati delle caratteristiche umane e deumanizzati. Il body shaming ha sia origini antiche, basate sulle superstizioni popolare, che pregiudizi derivanti da mode diffuse in tempi moderni. I canoni estetici, infatti, cambiano da un luogo all'altro e con essi le forme di discriminazione. Il body shaming , accanto al cyberbullismo, è un evento molto diffuso sul web perché chi lo attua si sente protetto da un account falso o frasi simili di altri utenti. I leoni da tastiera, come spesso vengono denominati tali utenti, sono solitamente insoddisfatti del proprio aspetto fisico, hanno la precisa intenzione di minare l’autostima altrui, rivelando però l’invidia nei confronti della vittima stessa. A volte vivono nell’idea che la bellezza sia la chiave principale per il successo e l’autostima, tralasciando le caratteristiche principali dell’essere umano. Mostrano spesso, una mancanza di empatia e un’incapacità di assumersi le responsabilità di ciò che hanno scritto, minimizzando le critiche e mostrando di non conoscere alcuna differenza tra un parere costruttivo e distruttivo. Le vittime possono sviluppare disturbi alimentari, stati depressivi, ansia di apparire sempre al meglio con conseguenze sull’identità e sul benessere psicofisico. Spesso questo è amplificato da una cultura sessista. Secondo una ricerca, il Body Shaming può portare a sviluppare ricordi traumatici e sintomi tipici dei disturbi alimentari. Ciò potrebbe avvenire, in particolare, quando la vittima è ancora nell'infanzia o in adolescenza, cioè quando l’identità e le rappresentazioni di sé sono ancora in formazione. Infatti oltre all’effetto sull’autostima si somma il dolore per l’esclusione sociale: ci si sente diversi, non ci si rispecchi negli altri e non si riesce ad appartenere a un gruppo. Al pari di un episodio traumatico, il pensiero di non essere omogenei al gruppo può far sviluppare pensieri negativi su se stessi (“non valgo niente”, “nessuno mi amerà”), bassa autostima, sintomi depressivi e disturbi alimentari. A tal proposito, il tipo di Body Shaming più frequente, sembra proprio essere quello legato alla forma fisica, al peso e quindi al rapporto col cibo. Una ricerca ha mostrato, infatti, che esiste una correlazione positiva tra memorie traumatiche di Body Shaming e sintomatologie dei disturbi alimentari. Chi ha subito questa forma di bullismo, sembra sviluppare con maggiore probabilità un rapporto disfunzionale con il cibo, denominato Binge Eating, disturbo da alimentazione incontrollata, caratterizzato da abbuffate e senso di vergogna verso se stessi. Per andare oltre il senso di vergogna e di scarsa autostima derivanti dall’aver subito Body Shaming , una possibilità è quella di affrontare il bullo nella propria mente. I ricordi possono essere dolorosi, tuttavia supportare il se stesso passato, grazie a una nuova forza, consapevolezza ed esperienza, rafforzerebbe una parte di sé più forte e capace di affrontare la realtà. Anche sviluppare comprensione verso se stessi può essere utile a ridurre l’entità delle problematiche alimentari, così da evitare di svalutarsi ed identificarsi con le voci denigranti nella mente. Questi obiettivi possono essere raggiunti più facilmente rivolgendosi a uno psicoterapeuta, che può anche aiutare a elaborare ricordi spiacevoli. Per quanto riguarda i bulli, anche loro andrebbero sensibilizzati e supportati. Un primo passo potrebbe essere dato da un'educazione all'empatia, rivolta in generale a tutti i giovani utenti.


Bibliografia:

Calogero, R.M. (2012) “Objectification Theory, Self-Objectification, and Body Image”, 574-580 In book: Encyclopedia of Body Image and Human Appearance, Academic Press


Ferreira C., Matos M., Duarte C. (2014) “Shame Memories and Eating Psychopathology: the buffering effect of self‐compassion”. European eating disorders review. 22(6): 487-494


Rollero C., De Piccoli, N. (2017). “Self Objectification and Personal Values. An Exploratory Study”. Frontiers of Psychology. 8: 1055.


Duarte C., Pinto-Gouveia J. (2017) “The impact of early shame memories in binge eating disorder: the mediator effect of current body image shame and cognitive fusion". Psychiatry Research 258: 511-517.




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